martedì 26 gennaio 2010

L'offerta del Mantra dei Fiori

Mantra Pushpam
(Il fiore dei Canti Vedici)


È consuetudine recitare il Pushpam Manthra, o una versione più breve, a conclusione di tutti i principali rituali di preghiera nei templi e delle puja . Spesso si offrono i fiori (pushpam) alle divinità in questo momento. Ad Amritapuri viene recitato occasionalmente durante la Pada Puja.
Fa parte delle scritture chiamate Surya Namaskara Prasnam ed è considerato non solo un elogio alla divinità suprema, ma anche un canto sull’origine e l’evoluzione delle forze naturali come l'acqua, l’aria, fuoco, la terra, il Sole e le stelle.






Chi conosce i fiori dell’acqua ,
Possiede i fiori, fanciulli e bestiame,
Chi conosce la fonte dell’acqua, dimora nel Sé.

La Luna è il fiore dell’acqua, e chi lo sa,
possiede fiori, bambini e bestiame ,

Il fuoco è la fonte dell’acqua, e chi lo sa, dimora nel Sé.
L’ acqua è la fonte del fuoco, è chi lo sa, dimora nel Sè.
Chi conosce la fonte dell’acqua, dimora nel Sè .

L’aria è la fonte dell’acqua, e chi lo sa, dimora nel Sé ,
L’acqua è la fonte dell’aria, e chi lo sa, dimora nel Sé,
Chi conosce la fonte dell’acqua, dimora nel Sé

Il sole cocente è la fonte dell’acqua, e chi lo sa, dimora nel Sé.
L’acqua è la fonte del sole cocente, e chi lo sa dimora nel Sé.
Chi conosce la fonte dell’acqua dimora nel Sé.

La luna è la fonte dell’acqua e chi lo sa dimora nel Sé.
L’acqua è la fonte della luna, e chi lo sa, dimora nel Sé.
Chi conosce la fonte dell’acqua , dimora nel Sé.

Le stelle sono la fonte dell’acqua, e chi lo sa, dimora nel Sé.
L’acqua è la fonte delle stelle, e chi lo sa, dimora nel Sé.
Chi conosce la fonte del’acqua, dimora nel Sé.

Le nubi sono la fonte dell’acqua, e chi lo sa dimora nel Sé.
L’acqua è la fonte delle nubi, e chi lo sa, dimora nel Sé.
Chi conosce la fonte dell’acqua, dimora nel Sé.

La stagione delle piogge è la fonte dell’acqua, e chi lo sa, dimora nel Sé.
L’acqua è la fonte della stagione delle piogge, e chi lo sa dimora nel Sé.

Chi sa che c’è una zattera disponibile, dimora in quella zattera.



mercoledì 16 dicembre 2009

Le quattro candele


Le quattro candele bruciavano lentamente, l’atmosfera era così sottile che le si potevano sentire parlare.

La prima candela disse: "Io sono la Pace, ma in questi giorni, nessuno mi vuole tenere accesa.” Quindi fiamma della Pace diminuì lentamente fino a spegnersi completamente.
La seconda candela disse: "Io sono la Fede, ma in questi giorni, non sono indispensabile". Quindi la fiamma della fede diminuì lentamente fino a spegnersi.


La terza candela disse: " Io sono l’Amore e non ho più la forza per restare ancora accesa. Le persone mi mettono da parte e si dimenticano di amare persino coloro che sono vicini” e la candela si spense completamente.

Entrò nella stanza un bambino e vedendo le tre candele spente cominciò a piangere. “Perché non bruciate? Dovreste restare accese fino alla fine!”

Si fece avanti la quarta candela che disse al bambino: “Non temere, sono la Speranza e finché sono ancora accesa possiamo riaccendere le altre candele.” Con gli occhi luminosi di gioia il bimbo prese la candela della Speranza e riaccese tutte e tre le candele.

Fate che la fiamma della Speranza non si spenga mai e la Pace, la Fede e l’Amore brilleranno sempre nella vostra vita.

giovedì 26 novembre 2009

Bhagavath Geetha e il cesto del carbone


C’era una volta un vecchio contadino che viveva in una fattoria sulla montagna insieme al giovane nipote. Ogni mattina il nonno si alzava presto per sedersi in cucina a leggere la Bhagavath Geetha. Suo nipote desiderava essere proprio come lui e provava ad imitarlo in ogni cosa.
Un giorno il nipote disse: “ Nonno, provo a leggere la Bhagavath Geetha esattamente come fai tu, ma non la capisco e quello che capisco lo dimentico non appena chiudo il libro. A che serve leggere la Bhagavath Geetha? "
Il nonno che stava mettendo il carbone nella stufa si girò con calma e chiese: “Porta questo cesto per il carbone al fiume e riportamelo pieno d’acqua. “
Il ragazzo fece quello che gli fu chiesto, ma tutta l’acqua colò fuori dalla cesta ancor prima che arrivasse a casa. Ridendo il nonno gli disse: “ La prossima volta prova a correre un po’ più veloce “ e lo mandò di nuovo al fiume con la cesta per riprovare. Questa volta il ragazzo corse ancora più di fretta, ma il cesto era di nuovo vuoto ancor prima che arrivasse a casa. Senza fiato disse al nonno che era impossibile postare l’acqua in quel modo e che sarebbe stato necessario un secchio.
L’anziano rispose: “Non voglio un secchio d’acqua, voglio un cesto d’acqua. Non ti stai impegnando abbastanza “ e uscì dalla porta per vedere il ragazzo riprovare.
A questo punto il ragazzo pur sapendo che sarebbe stata un’impresa impossibile volle dimostrare al nonno che l’acqua sarebbe colata via ancor prima di raggiungere casa.
Immerse la cesta nel fiume e corse veloce, ma quando arrivò il cesto era di nuovo vuoto. Senza fiato disse: “ Vedi nonno, è inutile!”
"Perché pensi che sia inutile?” disse l’anziano, “ Guarda il cesto.” Il ragazzo guardò il cesto e per la prima volta si rese conto che era diverso. Era stato trasformato da uno sporco vecchio cesto di carbone in un cesto pulito dentro e fuori.
"Figlio, succede la stessa cosa quando si legge la Bhagavath Geetha. Si potrebbe non capire o ricordare tutto, ma quando la si legge si viene trasformati, dentro e fuori.

domenica 28 giugno 2009

Vivere con consapevolezza

Un giorno Buddha era in profonda meditazione sulle occupazioni mondane e il modo per instillare bontà negli esseri umani.





Gli si avvicinò uno dei suoi discepoli che umilmente chiese: “ Oh mio Maestro! Poichè sei tanto preoccupato per il mondo e per gli altri, perché non ti prendi cura anche del benessere e delle esigenze dei tuoi discepoli?“
Buddha: "OK... Dimmi in che modo ti posso aiutare."
Discepolo: "Maestro! La mio abito è logoro oltre decenza. Potrei averne uno nuovo per favore?"
Buddha constatò che la tunica era davvero molto lisa ed era necessario sostituirla. Chiese all’incaricato del magazzino di fornire al discepolo una nuova tunica da indossare. Il discepolo ringraziò Buddha, e si ritirò nella sua camera.
Dopo poco Buddha andò dal discepolo e gli chiese: “E’ comodo il tuo nuovo abito? Hai bisogno di qualcos’altro?”
Discepolo: "Grazie mio Maestro. L’abito è davvero molto comodo e non ho bisogno di nient’altro.”
Buddha: "Avendo ricevuto una tunica nuova cosa ne hai fatto di quella vecchia?” Discepolo: "La sto usando come copriletto.”
Buddha: "Allora, …..spero che ti sei liberato del tuo vecchio copriletto."
Discepolo: "No….no, Maestro. Sto usando il mio vecchio copriletto al posto della tenda.”
Buddha: “ E che ne è stato della tua vecchia tenda? “
Discepolo: "Viene usata per maneggiare gli utensili bollenti in cucina.”
Buddha: "Oh.. capisco….Mi sai dire che ne è stato del vecchio straccio che usavano in cucina?"
Discepolo: "Lo usano per lavarci il pavimento.”
Buddha: "E allora…il vecchio straccio usato per per lavare il pavimento….?"
Discepolo: "Maestro, era talmente sfilacciato che non si poteva trovare modo migliore per farne buon uso altro che come stoppino per la lampada ad olio, che ora sta illuminando il nostro studio….”
Buddha sorrise con soddisfazione e se ne andò nella sua camera.



venerdì 19 giugno 2009

L'esperienza del silenzio

Un uomo si recò da un monaco di clausura.
Gli chiese: "Che cosa impari mai dalla tua vita di silenzio?".
Il monaco stava attingendo acqua da un pozzo e disse al suo visitatore: "Guarda giù nel pozzo! Che cosa vedi?".
L'uomo guardò nel pozzo. "Non vedo niente".
Dopo un po' di tempo, in cui rimase perfettamente immobile, il monaco disse al visitatore: "Guarda ora! Che cosa vedi nel pozzo?".
L'uomo ubbidì e rispose: "Ora vedo me stesso: mi specchio nell'acqua".
Il monaco disse: "Vedi, quando io immergo il secchio, l'acqua è agitata. Ora invece l'acqua è tranquilla. E questa l'esperienza del silenzio: l'uomo vede se stesso!".

domenica 14 giugno 2009

Il modo di dire le cose

Un mattino, come spesso accadeva, il califfo Hamn al-Rashid chiamò un indovino e gli raccontò il seguente sogno: "Ho sognato che i miei denti cadevano l'uno dopo l'altro e alla fine la mia bocca restava senza denti. Cosa ne pensi?".
"Oh! signore, non è un buon segno. Il sogno significa che i tuoi parenti moriranno prima di te e tu rimarrai solo! " gli disse l'indovino. Il califfo si rattristò e si infuriò a tal punto che ordinò all'esperto di non farsi più vedere.
Quindi raccontò il sogno ad un altro mago. Questi gli rispose:"Oh! mio signore, è un buon segno. Il sogno prevede che la tua vita sarà lunga e che tu sopravviverai ai tuoi parenti e camperai più di tutti!".
Il califfo tutto contento disse: "Che bel sogno!", e diede cento denari all'esperto che lo aveva interpretato così bene.
Poi chiamò il visir e gli ordinò di cercare il primo indovino e di chiedergli scusa per come era stato cacciato dal palazzo. In fondo, il primo gli aveva rivelato la medesima cosa, ma aveva sbagliato la maniera di dirla.

venerdì 17 aprile 2009

Che parole?


Che parole bisogna dire per dare gioia?
Che parole bisogna dire per dare felicità?
Bisogna dire amicizia?
Bisogna dire concordia?
Bisogna dire anche libertà?
O bisogna prenderti la mano?
Che parole bisogna dire per dare Amore?
Che parole bisogna dire per dare tenerezza?
Bisogna dire ti amo? Bisogna dire sempre?
Bisogna dire anche bambini? O bisogna prenderti la mano?
Che parole bisogna dire? Che parole?
E se non dico niente, se taccio?
Se ti guardo semplicemente
E se ti sorrido
Allora la mia mano prenderà da sola la tua
E tu sentirai queste parole
Nel mio silenzio